"Ho 52 anni ma ho la fortuna di sembrare più giovane ed essere una bella donna. Ma comunque niente."
Mi ha scritto una professionista.
Mi sono fermato su quella frase.
Non perché fosse sbagliata. Perché è il sintomo di un sistema malato.
Quando una donna di 52 anni con esperienza e competenze pensa che il suo vantaggio competitivo sia "sembrare più giovane ed essere bella", abbiamo un problema enorme.
Non è colpa sua. È il mercato che glielo ha insegnato.
Il bias che nessuno ammette
Anni di annunci con "bella presenza richiesta." Anni di colloqui dove ti guardano prima di ascoltarti. Anni di foto sul CV che contano più dei risultati.
Quando una professionista con decenni di esperienza sente il bisogno di specificare che "sembra più giovane" come se fosse una qualifica, il sistema ha già vinto. Ha convinto una persona di valore che il suo valore non basta.
L'ho visto in 20 anni di carriera internazionale. In Francia, in Spagna, in Italia. Il bias sull'aspetto fisico è ovunque, ma in Italia è ancora più radicato. "Bella presenza" è ancora un requisito scritto nero su bianco in troppi annunci.
Cosa conta davvero
Il tuo aspetto non è un vantaggio competitivo. Le tue competenze sì. I tuoi risultati sì. I problemi che hai risolto sì.
Un recruiter che ti sceglie perché sembri giovane ti scarterà quando non lo sembrerai più. Un recruiter che ti sceglie per quello che porti non ti scarterà mai.
A 52 anni hai qualcosa che nessun ventenne ha: esperienza vera, errori fatti, problemi risolti, contesti gestiti. Questo è il tuo vantaggio. Non la foto sul CV.
Cosa facciamo noi
Con Giuseppe lo diciamo ogni giorno: via la foto dal CV. Via l'età. Via lo stato civile.
Restano solo le competenze. Ed è lì che si vince.
Il nostro report gratuito analizza il tuo CV per quello che conta: le keyword giuste, la struttura leggibile, i risultati quantificati. Non per la foto.
Perché nessuna donna dovrebbe mai pensare che essere bella sia il suo miglior argomento per trovare lavoro.
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Luca Gerini — Co-fondatore JobDo.it
